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BELLEVILLE, IL (YBH.ME) – A 17-year old student was beaten on a school bus yesterday in Belleville, Illinois. Police are calling the attack potentially racially motivated. The victim, who is white, is seen beaten, on more than one occasion, by assailants who are black.
Other African-American students step in to calm the melee after the victim receives many punches from two different assailants. Laughter and cheers can be heard from other students on the bus, many of whom are African-American, as the beating takes place. The bus driver does nothing but vocally implore the crowd to “Sit down guys.”
Yesterday, Belleville Police Captain Don Sax stated that “By watching the video, it looks like it was racially motivated.” Mr. Sax continued, “There was absolutely no justification for the beating either time.” According to the Chicago-Tribune, Mr. Sax said today that the fight was more about seats on the bus, rather than a racial incident.
Two students were arrested yesterday, it is unclear what charges they will face.

http://www.catinthehat.org/history.htm
Ha pubblicato oltre 60 libri per bambini, che sono stati spesso caratterizzato da una straordinaria fantasia di caratteri, da utilizzi frequenti di rime e di metri trisillabici. Fra i suoi successi più rinomati si può citare Verde uova e prosciutto (Green Eggs and Ham), Il gatto nel cappello (The Cat in the Hat), e One Fish Two Fish Red Fish Blue Fish. Spesso citata come la migliore opera dello scrittore è Il Grinch. Il suo lavoro è stato adattato numerose volte, in undici specials televisivi, tre lungometraggi, e un musical di Broadway.
Geisel ha anche lavorato come illustratore per campagne pubblicitarie, in particolare per flit e Standard Oil, e come fumettista politico per il una rivista di New York. Durante la seconda guerra mondiale, è entrato a far parte dell'esercito per lavorare in un dipartimento di animazione della Air Force, dove ha scritto un film che più tardi ha vinto l'Oscar del 1947 al miglior documentario.
(AGI) - Roma, 14 set. - "Sulla vicenda dello spostamento di Ballaro' e' necessario chiarire una cosa: il punto della questione non e' Porta a Porta. Bruno Vespa come sempre fa egregiamente e con grande professionalita' il suo lavoro, garantendo la diretta tv in un momento importantissimo. Il problema e' che gli italiani devono poter scegliere di guardare anche altre trasmissioni di informazione che affrontino lo stesso evento con un punto di vista diverso". Lo afferma Roberto Rao capogruppo Udc in Vigilanza Rai. "Mai come negli ultimi mesi e' diventato centrale - conclude - il tema della 'democrazia del telecomando'. In qualsiasi altro paese, di fronte ad un'azienda di servizio pubblico che agisce in questo modo, la concorrenza avrebbe di corsa organizzato un programma di informazione alternativa. Ma, in Italia, dubitiamo che questo avvenga".
mi vien da pensare che anche Dario Franceschini abbia strumentalizzato la questione Abruzzo per anticipare il referendum Porcata, suo e del Pdl l'obiettivo di arrivare a un bipartitismo assoluto.
Non soffermatevi sui circa 400.000.000,00 di euro, non usate il termine BOSSI-tax, soffermatevi sul disegno dietro, poco democratico.
Hazel Henderson
Cresce sempre di più la moda dell’usato e gli italiani sembrano prediligere gli oggetti di seconda mano. L’usato, dunque, piace sempre di più, sia per questioni economiche e sia per ragioni di moda, gusto, ma anche per ragioni etiche come critica al consumismo. Crescono i negozi specializzati in questo settore, il mercato si allarga e le leggi vanno incontro a questa nuova realtà.
Perché tanto successo?
Il mercato dell’usato ha riscosso successo in quanto negli ultimi anni la tendenza è quella del risparmio, dell’acquisto di articoli a basso costo, magari un po’ datati, un po’ “vintage” piuttosto che il capo all’ultima moda. Ma non si tratta solo di vestiti. Infatti, oggetti come gli elettrodomestici che prima non erano pensati come possibili oggetti di seconda mano, ultimamente invece rientrano tra gi articoli da comprare anche se usati.
Qual è la logica che si cela dietro l’usato?
Al primo posto c’è il risparmio da parte dell’acquirente che può risparmiare fino al 70% rispetto al nuovo. L’ex proprietario, invece, oltre a liberarsi di beni che non gli servono più può ottenere un guadagno fino al 50%. Infine il commerciante in genere trattiene una provvigione cha varia dal 35 al 50% del prezzo incassato.
Quali sono i vantaggi?
Comprare merce usata è sinonimo di risparmio ma anche un modo per liberarsi di tanti articoli vecchi: il carovita infatti ha spinto molti a liberare cantine e solai di vecchi oggetti, articoli superflui e piccoli elettrodomestici, regali ricevuti e mai usati e rivenderli per guadagnarci qualcosa. Ma non c’è solo il risparmio dietro la logica del “second hand”. E’ anche una questione di sostenibilità ambientale e lotta al consumismo: è cresciuto il valore del riuso come risposta alla sovrapproduzione e all’inquinamento ambientale.
Il mercato dell’usato: scenario
I dati parlano chiaro: secondo la Camera di Commercio di Milano i negozi dell’usato sono circa 3.500 in Italia e dal 2004 al 2008 si è verificato un incremento dei punti vendita del 35% registrando nuove aperture. In testa alla classifica con più negozi dell’usato c’è la Lombardia con 459 imprese attive seguita dalla Toscana con 447 imprese e il Lazio, mentre tra le provincie si distinguono Roma, seguita da Milano e da Napoli.
Mercato dell’usato: quali i settori più richiesti
Il settore che più rappresenta il mercato dell’usato è quello del mobile (58% delle imprese) seguito dall’abbigliamento (22%) e dai libri (7,4%) ma sono sempre più richiesti anche articoli sportivi, elettrodomestici, articoli per bambino, scarpe e persino oggetti preziosi.
A favore del mercato dell’usato
Oltre ad essere di gusto ai clienti, il mercato dell’usato, è anche favorito dalla normativa. 3.500 botteghe su territorio nazionale più circa 2mila tra mercatini e periodici e fiere specializzate.
Due leggi in particolare hanno favorito la diffusione del mercato dell’usato.
DA GÜSSING
FEDERICO FERRAZZA
In Austria c'è un paradiso ecologico a un chilometro dal confine ungherese. Qui il petrolio mediorientale o il gas russo sono solo un ricordo. Siamo a Güssing, una località di quattromila anime che da qualche anno non sanno più cosa siano le fonti energetiche fossili. Oggi, infatti, tutto il fabbisogno energetico (termico, elettrico e per le auto) è soddisfatto dalle fonti rinnovabili. Solare e biogas dal legno, soprattutto. «È quello che abbiamo ed è sufficiente», racconta Reinhard Koch, l'ingegnere di 47 anni che agli inizi degli anni Novanta ha rivoluzionato per sempre la (qualità della) vita degli abitanti di Güssing.
Una rivoluzione che ha portato benefici non solo ambientali ma anche economici. Oggi, infatti, con l'autoapprovvigionamento nei settori dell'energia termica, dei combustibili e dell'elettricità il Comune – che gestisce gli impianti che producono l'energia pulita – riesce a mettere nelle proprie casse 13 milioni di euro. Un dato lontano anni luce da quello di circa 20 anni fa quando l'amministrazione comunale spendeva ogni anno 36 milioni per fornire energia ai suoi abitanti, agli edifici pubblici e alle aziende.
Per capire come è stata portata avanti questa rivoluzione bisogna tornare indietro di 20 anni, al 1989, quando l'allora sindaco Herr Krammer offrì un posto da tecnico comunale a un ingegnere del luogo, un ex giocatore professionista di basket. Quell'uomo era proprio Koch: «Il comune si trova in una delle regioni (Burgenland) meno sviluppate dell'Austria e volevamo fare qualcosa per risollevare le nostre sorti – racconta Koch dall'alto dei suoi oltre due metri –. La situazione non era delle migliori e i giovani se ne andavano all'estero o, quando andava bene, facevano i pendolari con Vienna (a un paio di ore di macchina, ndr)».
Da qui l'idea di puntare sulle rinnovabili. Sole e legno sono infatti cose che non mancano nel Burgenland. E così nel 1991 Koch, su mandato del l'amministrazione comunale, dà vita al Centro europeo per le Energie rinnovabili (Eee), un istituto con il patrocinio dell'Unione europea il cui progetto all'inizio puntava solo allo studio di forme di risparmio energetico (ottimizzazione dell'illuminazione stradale, isolamento termico degli edifici pubblici e così via).
Nel 1996 arriva però il salto di qualità: viene inaugurata una centrale a biomassa (dagli scarti dell'industria del legno) e tutti gli edifici pubblici, le abitazioni private e le aziende vengono collegate alla rete di teleriscaldamento. Nello stesso anno l'Eee si trasforma in un network e le sue competenze – che si allargano alle rinnovabili – si "sciolgono" nei numerosi impianti che nascono negli anni a seguire. Strutture realizzate sia all'interno del centro urbano che nell'area periferica di Güssing: centrali elettriche a biomasse, impianti di biogas o fotovoltaici (circa 700 metri quadrati di celle solari installati).
Oggi tutte queste centrali assicurano al comune austriaco l'autarchia energetica. Ma non solo. «Siamo riusciti ad attirare sul posto numerose aziende grazie a condizioni di fornitura energetica favorevoli. Qualche esempio? Due grandi produttori di parquet o la prima fabbrica fotovoltaica dell'Austria», dice Koch. In tutto le "nuove" aziende sono più di 50 e hanno creato un migliaio di posti di lavoro.
Anche l'ambiente ha ovviamente beneficiato del lavoro dell'Eee. Le emissioni di anidride carbonica, per esempio, sono passate dalle 35mila tonnellate del 1995 alle 5.000 del 2007. Il tutto con grande soddisfazione della cittadinanza che ha visto ridursi anche la bolletta: oggi una famiglia spende in media 3.600 euro l'anno per il suo intero fabbisogno energetico (elettricità, riscaldamento e carburante per l'auto).
Il progetto dell'Eee non è comunque terminato. E si muove su quattro filoni. Il primo è quello di portare i benefici del "modello Güssing" a tutta la regione del Burgenland. «Al momento "solo" il 60% del fabbisogno elettrico è soddisfatto dalle rinnovabili: l'obiettivo è di arrivare al 100% dell'intero fabbisogno (non solo elettrico) entro il 2015», spiega Koch.
Nel frattempo l'Eee continuerà a lavorare anche nel settore della ricerca, avvalendosi della collaborazione di enti e laboratori austriaci e internazionali. Gli studi si concentreranno, in particolare, sulla produzione di gas sintetici e carburanti liquidi ricavati dalle biomasse.
Per questo è stata avviata una coltivazione nel Sahara di Jatropha curcas, una pianta velenosa utile per realizzare biodiesel: «Non ci interessano i carburanti che provengono dalle piante commestibili come i biodiesel di prima generazione», dice Koch. Il terzo filone ha a che vedere con la divulgazione del "modello Güssing". Nel 2005 è stato infatti istituito il consorzio ökoEnergieland che comprende lo Eee, dieci amministrazioni comunali e l'associazione di categoria del comparto del legno. Il suo obiettivo è quello di trasmettere conoscenza in materia di energie rinnovabili ai visitatori e ai turisti di Güssing.
Infine, bisogna pensare ai giovani. E Koch lo sta facendo. Il liceo di Güssing al suo interno ha una "scuola solare" dove gli studenti possono prendere confidenza con le celle fotovoltaiche. «Sa, dal dopoguerra in poi i giovani non hanno fatto che emigrare dal Burgenland, soprattutto negli Usa – conclude Koch –. Tanto che una delle battute più note da queste parti dice che Chicago è la città più popolosa della nostra regione. Per fortuna, grazie al "modello Güssing", ora non è più così».
Un vaccino sicuro e ben tollerato, in grado di stimolare la risposta immune voluta sia nei volontari sani che sieropositivi. E' questo il giudizio che emerge dai dati raccolti nella prima fase di sperimentazione del vaccino italiano contro l'AIDS basato sulla proteina TAT, messo a punto dall'equipe dei ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità coordinati da Barbara Ensoli.
Si tratta di risultati estremamente importanti, e che ci riempiono di orgoglio e soddisfazione - dichiara Enrico Garaci, Presidente dell' Istituto Superiore di Sanità - Queste premesse e questi numeri ci impongono di avviare la seconda fase dello studio che si svolgerà sia in Italia che in Africa, dove l'infezione è estremamente diffusa.
Questa prima fase di sperimentazione sull'uomo ha avuto come principale obiettivo la verifica della sicurezza del vaccino, ossia l'assenza di tossicità per l'organismo umano. I dati in nostro possesso, a un anno di distanza, ci permettono di affermare che il vaccino è sicuro e ben tollerato, come valutato dall'apposita Commissione Eventi Avversi - afferma Barbara Ensoli.
Obiettivo secondario di questa fase di sperimentazione, inoltre, era anche quello di condurre un'analisi preliminare dei dati relativi all'immunogenicità. Un obiettivo, questo, che diventerà primario nella fase II della sperimentazione clinica, quella successiva, in cui verrà valutata la capacità del preparato vaccinale ad indurre una risposta immune specifica contro la TAT, proteina fondamentale alla replicazione del virus. In tutti i casi abbiamo già riscontrato una risposta immune sia nei soggetti sani che in quelli sieropositivi dopo l'inoculazione delle dosi vaccinali" - spiega la ricercatrice - nel 100% dei volontari immunizzati si è avuta una risposta umorale positiva, ossia la produzione di anticorpi specifici, sia nel protocollo preventivo che in quello terapeutico. La risposta cellulare, ossia la risposta di cellule specifiche capaci di riconoscere la proteina TAT, è stata indotta nel 93% dei volontari sani (protocollo preventivo) e nell'83% dei volontari sieropositivi (protocollo terapeutico).
Lo studio
Sono stati condotti in parallelo, a Roma e a Milano, in 4 centri clinici (Ospedale San Raffaele di Milano, San Gallicano, Spallanzani e Policlinico Umberto I di Roma) due trials: uno di tipo preventivo in una popolazione di 20 sieronegativi, ovvero volontari sani adulti, non a rischio di infezione, e uno di tipo terapeutico in una popolazione di 27 sieropositivi, individui cioè infettati, ma in uno stadio asintomatico di malattia e dunque non sottoposti ad alcun regime terapeutico (in una fase, come si dice in gergo, di immunocompetenza, ossia con un sistema immunitario ancora funzionante). Tutti hanno dovuto superare preventivamente una fase di pre-screening per verificare i parametri di inclusione. I volontari sono stati, quindi, sottoposti a cinque vaccinazioni a distanza di quattro settimane l'una dall'altra, e visitati, con prelievi di sangue e controlli clinici, un giorno dopo e una settimana dopo ogni immunizzazione. Arruolati a scaglioni nel periodo novembre 2003-novembre 2004, tutti i volontari hanno adesso completato la fase di trattamento e continueranno ad essere seguiti dagli stessi centri clinici.
L'apertura dei codici
I due trials sono stati eseguiti in regime di randomizzazione in doppio cieco, che significa che né il volontario, né l'investigatore clinico, né lo sponsor (in questo caso l'ISS) conoscevano il trattamento ricevuto da ogni volontario. I vaccini sono stati preparati con un numero (un codice appunto), associato a un trattamento, associazione nota solamente ad uno specifico dipartimento dell'organizzazione esterna altamente specializzata che si è occupata di monitorare i trials clinici, per verificare che essi fossero condotti nel pieno rispetto delle regole di 'good clinical practice'. In questa fase, l'apertura dei codici è limitata allo sponsor per permettere un'analisi preliminare dei dati. Questo significa che all'ISS è stato comunicato il numero di vaccino con cui ogni volontario è stato trattato e il conseguente dosaggio di vaccino (o il placebo, cioè il controllo). I nomi dei volontari vengono rigorosamente mantenuti confidenziali dal sito clinico.
Perché un vaccino TAT?
Una serie di motivi rendono la proteina TAT speciale. Il primo è che si tratta di una proteina regolatoria del virus, un motore del virus, e non di una proteina strutturale. Questo vuol dire che il vaccino sperimentato dall'ISS presenta un razionale, cioè un approccio, totalmente differente da quello degli altri vaccini sperimentati sinora nel mondo. Questi, infatti, si sono concentrati sulle proteine esterne dell'involucro del virus, allo scopo di ottenere un'immunità sterilizzante, ossia la produzione di anticorpi che bloccano il virus prima che entri nelle cellule, inducendo una risposta immune contro queste proteine esterne. Purtroppo questi approcci hanno sinora dato risultati fallimentari. Il vaccino TAT, al contrario, non è in grado di bloccare l'entrata del virus, ma di bloccarne il funzionamento, di non farlo replicare. In altre parole, la risposta immune contro questa proteina dovrebbe far sì che essa non funzioni più nel virus e quindi che l'infezione diventi abortiva.
La funzione preventiva del vaccino TAT deriva proprio dal fatto che riesce a bloccare le prime fasi di replicazione del virus. Quando si viene infettati, infatti, il virus entra nella cellula e inizia un meccanismo di proliferazione di se stesso, per cui produce tante copie di virus che si diffondono nell'organismo. Se si riesce a bloccare questa prima fase, il virus non è più in grado di copiare se stesso. Nella sperimentazioni precliniche, condotte sulle scimmie, è successo esattamente così: il virus è entrato nella cellula (i ricercatori hanno trovato tracce di DNA provirale), ma non c'è stata replicazione, non c'è stata quindi l'evoluzione dell'infezione. Questo significa che nel modello animale il vaccino è riuscito a bloccare l'infezione in fasi così precoci che l'infezione stessa non è riuscita a partire.
In una seconda ipotesi, meno efficace, è possibile che il virus riesca ad iniziare un ciclo replicativo, il quale, tuttavia, può essere tenuto sotto controllo da un sistema immune che funziona. I cicli di replicazione virale diventano in questo caso molto più bassi e la malattia rimane sotto controllo. Dati condivisi della letteratura internazionale testimoniano che sono proprio le prime fasi di infezione a stabilire l'evoluzione della malattia. In altre parole, più virus replica nelle fasi di infezione acuta all'inizio, più aumentano le probabilità di procedere verso la malattia in tempi brevi.
In questo caso, dunque, si è riusciti, sempre nelle scimmie, a controllare talmente bene il processo replicativo che la malattia è rimasta sotto controllo.
Prospettive future
I risultati della sperimentazione clinica del vaccino TAT ci impongono di passare alla fase II, che permetterà di vaccinare un numero molto più ampio di volontari che includerà per il protocollo preventivo individui sani ad alto rischio di infezione e per quello terapeutico pazienti nei differenti stadi di malattia trattati o non trattati con farmaci anti-retrovirali. Tali categorie di volontari rappresentano le popolazioni nelle quali verranno realizzate in fase III le valutazioni di efficacia sia in Italia che in Africa. L'esecuzione della fase II sia preventiva che terapeutica (sia in Italia che in Africa) richiederà un budget di circa 50 milioni di euro e tempi di realizzazione di 2-3 anni su un campionamento di 500-2000 persone per trial. Visto l'elevato budget richiesto a tal fine e l'ingente (8) numero di brevetti dell'ISS derivati da questa ricerca, iniziative sia private che pubbliche sono in via di definizione affinché il gruppo dell'ISS sia in grado di procedere
Piena solidarietà alle popolazioni coinvolte dal terremoto.
fran
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Gli interventi sul palco del Circo Massimo inizieranno alle 10.15. La manifestazione sarà presentata da Massimo Wertmuller e verrà accompagnata dai disegni in diretta di Sergio Staino. Per la parte musicale suoneranno Casa del Vento, Modena City Ramblers (che terranno anche un secondo concerto subito dopo l’intervento conclusivo di Epifani), Bacalov e Shel Shapiro. Durante la mattinata interverranno anche gli attori Paolo Hendel (con il suo personaggio CarCarlo Pravettoni), e Pierfrancesco Favino (che leggerà un testo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro). Il discorso conclusivo del leader Cgil Guglielmo Epifani, che inizierà intorno alle 12.30, sarà preceduto da sei brevi interventi: un operaio di Pomigliano d’Arco; una pensionata di Roma; una giovanissima docente precaria della Lombardia; uno studente; un immigrato ghanese residente in Emilia e un medico che opera in Sicilia.